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Devo dire, con rammarico, che, contrariamente alla sua giovane tradizione, quest'anno la rivista, nei regolari quattro quaderni, pubblica poca clinica. Credo che ciò sia legato alla difficoltà di riferire su pazienti nel rispetto del segreto professionale.
Spesso nel mondo psicoanalitico tedesco si parla dell'olocausto e della diaspora. Mi sembra che il rapporto tra tedeschi “ariani” ed ebrei rimanga ancora problematico per quanto riguarda il passato e che, quando sia possibile, si cerchi un avvicinamento ed una riconciliazione. Ed il primo quaderno apre in tale atmosfera: con una laudazione di Drew per Cohen, ebreo tedesco nato nel 1932, costretto a lasciare la Germania nel 1938. Egli attualmente vive a Gerusalemme, è direttore del Residential Treatment Center (dove vengono ospitati e trattati bambini con disturbi psichici gravi), è docente universitario e psicoanalista. L'articolo di Cohen sostiene che l'occuparsi di odio e di aggressività nel transfert e nel controtransfert procuri più protezione, mentre l'interessarsi all'amore renda più vulnerabili; la paura dell'amore è un meccanismo difensivo, che ha la funzione di prevenire la ripetizione di un trauma infantile.
Successivamente, lo stesso quaderno raccoglie le conferenze del secondo convegno organizzato nel 1993 dalla redazione della rivista a Francoforte sul tema: “Utilità e danno della psicoanalisi per la letteratura”. I relatori trattano l'argomento da diverse prospettive. Berger esamina la contraddittoria recezione dell'opera poetica di Rilke nei diversi individui e nei gruppi, Ettl risale ai significato nascosto ed alle nascoste relazioni oggettuali di un testo letterario attraverso l'effetto che la lettura del testo ha su di lui, Walde critica il trasferire speculativo di conoscenze psicoanalitiche ad opere letterarie dell'antichità, Kyora sostiene che l'influenza della psicoanalisi sulla letteratura non si limita alle caratteristiche delle figure, ma si estende ancora di più alla struttura dei testi,