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Chi pensa al Leonardo di Freud immancabilnente pensa alla confusione nibbio/avvoltoio - evidenziata già nel 1923, ma rilanciata soprattutto da Meyer Schapiro - e alla conseguente critica dell'utilizzazione freudiana della mitologia egiziana di Mut, della dea madre. Lapsus translationis che parrebbe sbriciolare tutta l'argomentazione freudiana e soprattutto delegittimare la possibilità di una psicoanalisi “fuori-le-mura”. Ma pensa anche alla difesa di Eissler che cercò di confermare il metodo freudiano se non le sue conclusioni. O ancora alla soluzione gordiana di Viderman che scorse l'errore freudiano non nel fatto di nominare l'avvoltoio al posto del nibbio, ma nel realismo ingenuo di una ricerca della realtà storica, a suo avviso sviante psico-analiticamente. Sfuggendo alla tentazione di giustificare comunque l'errore di Freud, sia pure nella convinzione che vi sia contenuta una verità, ed anzi assumendolo come un effettivo controsenso e un “riuscito” atto mancato, lo studio di Maïdani Gerard - approfondito e riccamente documentato - parte proprio da uno spunto di Meyer Schapiro sulla fioritura nell'Occidente cristiano di rappresentazioni dell'Anna