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Dopo l'Organizzazione nevrotica l'editore Cortina pubblica la traduzione italiana di questo libro di Kets De Vries, dedicato ai problemi psicologici dell'esercizio della leadership. Gian Piero Quaglino ha scritto una prefazione per questa edizione italiana, piena di spunti di grande interesse. L'autore ha una lunga esperienza nel campo della consulenza aziendale, nella quale si è mosso con lo strumentario psicoanalitico. Con il termine leader si indicano coloro che guidano aziende, gruppi industriali e anche formazioni governative, senza differenziare le caratteristiche di queste: e dunque può trattarsi di un uomo di governo investito dalla carica in modo formalmente e sostanzialmente democratico, oppure di un tiranno. In realtà le esemplificazioni portate dall'autore fanno propendere per una lettura dell'aspirazione al comando come manifestazione dell'aspirazione al potere da parte di persone fortemente guidate dal proprio narcisismo. Per diventare dei capi affidabili dovrebbero essere capaci di liberarsi dal narcisismo-droga. Alla conquista e al mantenimento della posizione di leader è complice un atteggiamento egualmente patologico dei suoi gregari: che difatti utilizzano il loro capo come uno specchio nel quale vedere il proprio narcisismo, la propria onnipotenza, il proprio livello magico di funzionamento mentale. È bene evidente quanto ciò porti a situazioni pericolosamente illusorie. De Vries cita al riguardo la débâcle economica dell'amministrazione reaganiana: Ronald Reagan trova, al suo insediamento, un disavanzo di 800 milioni di dollari. Quando lascia la carica il disavanzo è di 2,2 trilioni di dollari. Nonostante questo, i suoi sostenitori continuano a ritenere che egli sia stato un risanatore dell'economia americana! L'esercizio del potere (e qui sarebbe importante, ma ancora ci manca, una riflessione sulla grande differenza tra “potere” e “governo”), è sovente realizzato in chiave difensiva, come sostituzione di incompletezze e fragilità dell'Io. L'ev