You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Uscito quando infuriava la guerra serbo-bosniaca, è stato criticato, prima ancora di essere visto, per la sua ambigua posizione nei confronti dei Serbi di Belgrado. Non è mia intenzione entrare nel merito di una
questione così complessa, né dare giudizi, anche se la scelta dei documenti storici inseriti nel film appare a volte non imparziale, come nelle scene sull'entrata dei nazisti a Zagabria e Lubiana.
Il film, il cui sottotitolo è “Una volta c'era una nazione”, inizia il 6 aprile 1941, con il bombardamento di Belgrado e arriva fino ai giorni nostri, attraversando gli anni della rivoluzione, del dopoguerra, della corruzione del nuovo regime, fino agli avvenimenti recenti e alla nuova guerra. L'immaginazione di stampo maniacale e la creatività di Kusturica affascinano e inondano lo spettatore fin dalle prime suggestive sequenze del bombardamento dello zoo di Belgrado, con gli animali selvatici che escono dalle gabbie e si aggirano spaesati tra le macerie e gli esseri umani sopravvissuti. La storia si svolgerà d'ora in poi al ritmo e sul filo di una metafora, nella quale la caricatura, l'esagerazione, il grottesco sono la scelta stilistica che permette di guardare a una immane tragedia e di passarvi attraverso, senza rimanere ammutoliti, anzi continuando la rappresentazione, puntellata dalle citazioni dei grandi maestri della storia del cinema, in particolare Fellini. Qualsiasi altra scelta stilistica avrebbe rischiato di far cadere la narrazione nel patetico o nel documentaristico, mentre il ritmo, la musica, l'invenzione continua, la maniacalità dei personaggi, che sono ubriaconi incalliti, truffatori, mercanti d'armi, ladri e sognatori, la mantiene sul filo di una fantasia travolgente, che potrebbe continuare all'infinito, senza epilogo, perché non si intravede una soluzione possibile.
Il finale del film riprende un tema molto caro a Kusturica, quello della festa di nozze (vedi il delizioso Papà è in viaggio d'affari” , con una citazione da Amarcord di Fellini,