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La teoria e la pratica psicoanalitica furono condizionate, dalla loro nascita, dalla nozione di trauma, ereditata da Charcot. Al quadro clinico dell'isteria monotraumatica charcotiana Freud affiancò però, fin dall'inizio, quello di psiconevrosi isterica, introducendo così un elemento di differenziazione originale.
Se si prende in considerazione un periodo iniziale dell'opera freudiana, fino a circa il 1892, analogie, ma anche differenze sostanziali, sembrano esistere fra le due forme isteriche. Quella studiata dal maestro parigino si inserisce nella tradizione medica classica e presenta un'eziopatogenesi caratterizzata da un evento esterno violento, unico, che aggredisce di sorpresa una persona, mettendone a rischio la vita e alterandone durevolmente l'equilibrio psicofisico. Quella di cui si occupa Freud, all'inizio insieme a Breuer, presenta invece storie personali di traumi psichici per lo più ripetuti, con contenuti di sofferenza e dolore emotivo intenso, verificatisi in un passato che, con il progredire dell'investigazione psicoanalitica, ha tendenza a spostarsi progressivamente dall'età adulta a quella infantile. L'accento è messo non tanto sull'avvenimento traumatizzante in sé, quanto su una sua particolare rappresentazione che, rimossa, funziona come un corpo estraneo, all'interno della struttura psichica, producendovi un effetto patogeno duraturo.