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“Solo se la madre sarà capace di rěverie attraverso la funzione alfa, sarà possibile la restituzione al lattante della parte proiettata ‘trasformata’ e resa più digeribile, assieme ad un seno che prende il posto del non-seno. D. Meltzer si sente di affermare che questi concetti costituiscono la prima esposizione convincente di una teoria delle emozioni”. Deve una teoria essere “convincente”? Si trova ad esserlo, se non altro, nelle sue precondizioni, cioè nei paradigmi di ricerca, e nei suoi derivati, le esposizioni congressuali.
Gli studi portati a questo congresso (e che sarebbe stato opportuno riferire ad un contesto, indicando nella prefazione la data della discussione e soprattutto chiarendo le ragioni storiche che hanno indotto ad aprirla) trovano il convincimento risalendo a paradigmi oggi molto accettati ed autorevoli.
Uno di questi è dato dalla ricerca di Bion sugli “elementi” che non trovano rappresentazione mentale e che, in quanto esclusi dalla catena significante, solo dalla parola metaforica dell'analisi vengono ubicati come esseri di desiderio e reinseriti nel discorso inconscio. Certo nulla vieta di chiamare “sublimazione” il recupero alla parola di questi elementi o funzioni (chiamate qui “passioni”), però ciò che sembra valere in ogni caso è la riproposizione del vecchio problema psicosomatico in questi termini, come coestensivo a tutta la psicoanalisi ed alla medicina (Orlandelli, pp. 58-62).
La lettura, alla distanza critica di cinque anni dal congresso, permette di decifrare quelle che dovettero essere le preoccupazioni dominanti nella situazione dell'esperienza psicoanalitica in cui il congresso fu progettato. La questione della perversione, non nominata nel titolo, ma insistentemente suggerita in alcuni tra i contributi più avvertiti (ora sotto il nome di “seduzione”, ora sotto quello di “suggestione”), si era andata presentando quale oggi la stiamo vivendo: vincolante ed irrisolta. Nessuna delle relazioni congressuali mi sembra aver affermato es