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Gli Autori dichiarano nella prefazione di aver scritto questo libro, composto in parte dalla rielaborazione di una serie di articoli già comparsi su importanti riviste psichiatriche e psicoanalitiche, dopo una serie di seminari e supervisioni in diverse regioni degli Stati Uniti, rivolti a professionisti della salute mentale. In queste occasioni era emerso un forte disagio emotivo, associato a segni di logoramento dell'identità professionale e personale dei terapeuti, alcuni dei quali si sentivano intollerabilmente invasi dai problemi derivanti da un rapporto psicoterapeutico prolungato con gravi pazienti borderline. Ciò può accadere, secondo gli Autori, in quanto questi pazienti sono capaci di stimolare travolgenti reazioni controtransferali, la cui comprensione e la cui “gestione” sono fin dall'inizio la base su cui si fonda il resto del trattamento. Tra queste gli Autori citano, assegnando a ciascuna un capitolo riccamente corredato di esempi clinici, alcune tipiche trappole controtransferali, caratterizzate da sentimenti di colpa, da fantasie salvifiche, da trasgressione dei limiti professionali, da rabbia ed odio, da inadeguatezza ed impotenza, da ansietà e terrore.
Le parti teoriche del libro, in cui l'argomento del controtransfert è riccamente esaminato all'interno del modello delle difese primitive del paziente borderline (identificazione proiettiva e scissione) e delle funzioni di holding e contenimento, a livello sia del singolo terapeuta che del gruppo dei curanti, sono fortemente influenzate dalla teoria delle relazioni oggettuali della scuola inglese. Questi contributi sono rivisitati secondo gli sviluppi che essi hanno avuto negli Stati Uniti, senza trascurare l'apporto parallelo di psicoanalisti della scuola della psicologia dell'Io e della psicologia del Sé.
Segnalo questo libro perché tocca con chiarezza e rigore un argomento che può interessare psicoterapeuti e psicoanalisti, i cui studi sono frequentati in misura crescente da pazienti con moderat