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Che uno psicoanalista recensisca un libro che tratta problemi di costruzione architettonica, può forse sembrare una stranezza. Ma L'arte del costruire di Salvatore Di Pasquale, che peraltro ha per opportuno sottotitolo Tra conoscenza e scienza, non è un libro destinato ai soli architetti e ingegneri. Immagino che costoro lo leggeranno dal loro punto di vista e che magari potranno capire di più di quel che ne può capire un lettore profano, ma quest'ultimo potrà con grandissimo gusto leggere la storia di un'avventura del pensiero, e acquisire un'ottica che gli riuscirà utile per leggere alcuni monumenti o per comprendere perché ci siano in giro così tante architravi rotte, o perché la cupola del Pantheon regga così bene, mentre quella di S. Maria del Fiore del Brunelleschi abbia creato così grandi preoccupazioni. Soprattutto, entrambi i tipi di lettori potranno anche comprendere qualcosa di più del modo di costruzione del pensiero stesso. Perché Di Pasquale ci accompagna passo passo in un percorso affascinante tra teorie della costruzione e costruzione della teoria, mostrandoci sì come sia stato possibile costruire eccelsi monumenti pur in assenza di strumenti concettuali adeguati o addirittura utilizzando strumenti teorici sbagliati, ma anche come sia stato possibile solo a poco a poco spiegarsi il perché si fosse potuto costruire nella realtà qualcosa di impensabile in via astratta.
Di Pasquale ha la capacità di farci seguire con gusto i ragionamenti di Vitruvio, Galileo, Alberti, Ruskin, Viollet—le—Duc e tanti altri, facendoci toccare con mano, attraverso gli esempi di architravi rotte o di ragionamenti sbilenchi — e perfino di traduzioni di Vitruvio sbagliate — l'importanza di saper leggere l'architettura anche da questo punto di vista: dunque un libro da leggere se si vuole poter guardare una cupola con occhi meno ingenui. Ma anche un libro da leggere per chi, come noi, è continuamente alle prese con il problema del passaggio dalle metafore spaziali (e temporali)