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L'Autrice, che già aveva preparato con Goodwin un monumentale trattato sulla malattia maniaco—depressiva e aveva particolarmente preso cura del rapporto fra questa malattia e la produzione artistica, descrive in questo libro la sua personale esperienza della malattia, che, fin dall'adolescenza, l'ha squassata. Non raggiunge certo le vette dell'arte, ma consegna al lettore la testimonianza di un impegno civile non comune proprio, dei suoi familiari, del suo medico e di alcuni mariti ed amanti nel resistere al furore maniacale e alla prostrazione melanconica (episodi molto gravi sia di mania che di depressione), fino ad accedere ad una carriera professionale e di ricerca assai prestigiosa e ad un'intima fruizione della poesia e dell'amore.
Malata molto grave, professionista, ricercatrice e donna, romantica e sensuale. Animata da un'educazione “militare e WASP” (il padre era un militare e tale fu uno dei suoi principali amanti), ma forse anche dal temperamento tenace quanto estroso, responsabile quanto bizzarro che caratterizza questa malattia, l'Autrice non risparmia nulla di sé: la vergogna della violenza e in genere degli eccessi, il vuoto torturante della depressione, ma anche i sentimenti più “normali” della vita, la pace interiore e l'amore. Così questo testo è un eccellente esempio di fenomenologia, non soltanto psichiatrica, ma delle emozioni, dei sentimenti e del pensiero.
Un secondo elemento che colpisce