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La perdita di Tommaso Senise, pur forse non del tutto inaspettata data in parte l'età, in parte i recenti disagi, ha suscitato un'eco di addolorata commozione e di acuto rincrescimento non solo per il ricordo di quanto aveva nel corso della sua vita saputo trasmettere, ma anche per ciò che ancora ci si aspettava da lui nel presente e nel futuro, date le inalterate doti d'ingegno arricchite dall'inestimabile patrimonio di una esperienza lunga nel tempo e vissuta con spessore intellettuale e forza di pensiero.
Durante il lento passaggio nel quale si va definendo la percezione della perdita di chi è stato parte della nostra vita, rendersi conto che memorie e rimpianti sono ciò che rimane con noi è difficile e triste.
Ma, proprio per questo, ciò che rimane con noi può divenire motivo di fiducia che contrasta lo scoramento che nasce dal senso di ciò che è irrimediabilmente perduto. Ed è questo mio scritto frutto del ripensare e del rielaborare i contenuti di successivi momenti, diversi come scansione nel tempo ed evoluzione nel rapporto, che hanno segnato il lungo percorso della mia esperienza personale e professionale con lui.
Non intendo qui ricordare la sua attività scientifica, ben nota ai colleghi e agli allievi, né le doti di umanità e calore affettivo, caratteristiche salienti della sua personalità, apprezzate da tutti coloro che lo conobbero. Intendo invece cercare di delineare alcuni elementi fondamentali di un atteggiamento nei confronti dell'esistenza che ritengo essere il nucleo di un messaggio che è importante raccogliere e custodire e, se possibile, trasmettere come parte della sua eredità spirituale.
Abbiamo vissuto e viviamo in un periodo nel quale la qualità della nostra vita risente in modo forse più accentuato che nel passato dell'interazione tra il cambiamento dell'individuo e della collettività, dell'individuo e del suo habitat fisico, psicologico e sociale, collegato all'impatto esercitato sui paradigmi esistenti dal sorgere di nuove idee e dall'accetta