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Sono ormai trascorsi quasi tre decenni da quando Balint ha riproposto all'attenzione degli psicoanalisti, in occasione dei cinquant'anni dell'International Journal (Balint 1969), la questione del trauma. Malgrado la consapevolezza che niente di fondamentale si fosse aggiunto alla teoria del trauma dopo Al di là del principio di piacere (Freud 1920), egli si era convinto che “le nostre idee sulla struttura dinamica del trauma e sul suo ruolo nella patogenesi dello sviluppo del carattere ha subì una profonda trasformazione che sta avendo ripercussioni di vasta portata (far reaching), sia nella nostra tecnica che nella nostra teoria” (Balint 1969, pag. 429).
È mio interesse ripercorrere le tappe iniziali di questo dibattito attraverso l'esame dei lavori di Freud e di Ferenczi. I loro contributi rappresentano strumenti indispensabili nel dibattito che si è riaperto attualmente sull'argomento. Il compito è irto di difficoltà, specie per quanto riguarda l'esame dei riferimenti al pensiero di Freud. Egli non abbandonò mai il concetto di trauma dall'inizio alla fine della sua opera ed il suo pensiero in proposito si fece sempre più complesso nel tempo. Come per altri temi, ma per questo in particolare, la rilettura della sua opera ha portato ad accentuazioni diverse, sfociate in conclusioni spesso opposte. In certo senso è più esatto dire che le conclusioni dei vari Autori dipendono, in genere, dalle premesse dalle