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Se qualcuno, trovandosi tra le mani questo esile libretto, pensasse ad un'ennesima esposizione del confronto tra i sostenitori della posizione ricostruttiva (massimamente gli psicologi dell'Io), secondo cui la cura analitica consiste nel reperire e poi liquidare la nevrosi infantile, e i fautori della costruzione consensuale della verità analitica (sostanzialmente la posizione narratologica), con l'aggiunta del richiamo al dato osservativo da parte di quanti si ispirano alla Infant Observation per approdare, magari, alla liberatoria citazione del passo di Costruzioni nell'analisi nel quale Freud sembra equiparare i due concetti, ebbene, se qualcuno pensasse a qualcosa di questo genere si sbaglierebbe di grosso.
I concetti di costruzione e ricostruzione sono soltanto uno spunto da cui gli Autori partono per intrecciare un dialogo, sul modello letterario inaugurato da Platone nell'età classica ed in auge ancora agli albori dell'era moderna, nel quale i concetti si dipanano e si articolano in un incessante lavorio di decostruzione e ricomposizione in cui il rigore razionale dell'argomentazione si combina con l'impressione della libera associazione che dà al lettore un senso di libertà e di creatività. Se richiamo l'attenzione su questo aureo libretto, a cui soltanto la barriera linguistica impedisce di circolare e di essere conosciuto negli ambienti psicoanalitici internazionali, è perché esso rappresenta un modo affatto nuovo e originale di affrontare la questione.
Non cercherò di elencare sistematicamente tutti i problemi affrontati in questo libro. Un tale approccio sarebbe in contrasto con il criterio con il quale è stato concepito. Mi limiterò a segnalare come, nel primo dei tre capitoli da cui è composto, gli Autori, partendo dai concetti di costruzione e ricostruzione, si spingono ad esplorarne il senso effettuando delle veloci e profonde incursioni nel territorio dell'epistemologia e della filosofia della scienza e, riflettendo sul concetto psicoanalitico di inte