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Il libro fa il punto sull'uso del disegno in psicoanalisi infantile: non come strumento diagnostico, come più spesso è inteso, ma come strumento terapeutico di comunicazione, o meglio di lavoro nella seduta, durante tutto il trattamento. Uno dei curatori, François Sacco, è noto agli psicoanalisti italiani per la sua attiva collaborazione alle nostre iniziative, grazie anche alla sua perfetta conoscenza dell'italiano, e per i collegamenti con le biblioteche psicoanalitiche francesi.
Preceduto da un'esauriente rassegna storica sull'argomento, scritta da Sacco, il volume sviluppa, in saggi di Autori diversi e tuttavia ben collegati, il suo specifico tema: il disegno esprime non solo un'eventuale patologia e neppure soltanto una raffigurazione delle strutture interiori (oggetti interni), ma anche il lavoro di sviluppo del pensiero e della creatività e, lungo tutto l'arco della terapia, di integrazione, di formazione del proprio Sé e soprattutto il dialogo con lo psicoanalista.
Quest'ultimo aspetto costituisce la parte a mio avviso più originale del libro. Il disegno è l'equivalente della comunicazione verbale nell'analisi dell'adulto e in questo senso, come del resto tutto il gioco, è paragonabile alle libere associazioni: esso però è anche un agito, molto più spesso di quanto succeda alle parole nell'analisi dell'adulto. Ed è, infine, luogo di comunicazione a due vie (non solo, quindi, unidirezionale dal bimbo al terapeuta), dove paziente e analista dialogano costruendo quel qualcosa, di interno, che costituisce il mutamento terapeutico. Questo è ancor più vero nel bimbo, dove la costruzione di strutture di pensiero è ancora più pregnante per il suo futuro sviluppo.
Problema complesso, affrontato in un altro capitolo dallo stesso Sacco, è come imparare a distinguere e a passare dall'agito all'espressione formale: in altri termini, qual è la funzione del raffigurabile? Semplice ex-pressione, oppure costruzione di rappresentazioni e dunque sviluppo simbolopoietico? Semplice