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Si tratta di un libro ricco e stimolante da leggere pezzo a pezzo e da utilizzare come compagno di percorso a fine giornata, o a fine settimana, ripensando al proprio lavoro. Affronta la complessa area
del transfert narcisistico, dove è richiesto di navigare “tra il fare e il dire” permettendosi “l'esperienza dell'inconscio e del non verbale”, come puntualmente cita il titolo, per giungere — nei tempi necessari a ogni singolo paziente e coppia analitica — a una comprensione delle diverse vicissitudini portate nell'analisi e lì attualizzate. Comprensione che sarà autentica elaborazione rappresentativa, fondata sulla verbalizzazione e definizione degli affetti in gioco, se l'analista — mettendo in circolo la sua persona e le sue naturali capacità identificatorie attrezzate dal training ricevuto — sarà disponibile a costruire per il paziente e con il paziente quella “aspettativa fiduciosa” di cui parlava già Freud nei suoi primi scritti e ancor di più la figlia Anna quando, ai tempi delle iniziali controversie con la Klein, la poneva come base dell'incontro analitico.
Racalbuto mette al centro della sua riflessione la trasformazione del “mal-essere” in “ben-essere” e indica nelle qualità dell'ambiente primario e nelle attitudini dell'oggetto l'origine traumatica della sofferenza narcisistica e uno dei suoi principali elementi di cura. Sottolinea essenzialmente come questi pazienti siano “venuti su” in un ambiente carente, inattendibile e confusivo, a contatto con figure parentali per vari aspetti inappropriate e come siano di conseguenza “orfani di rappresentazione”, vivendo ad un livello poco differenziato in cui “l'affetto non è distinto dalla sensazione, l'oggetto dal soggetto, lo psichico dal corporeo”. Per queste caratteristiche, egli aggiunge, è loro necessario nell'analisi ritrovare e recuperare prioritariamente “l'oggetto che non c'è stato” piuttosto che quello “perduto”; e avvalersi, quindi, di quelle fondamentali “funzioni affettive di barriera protettiva da