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Come risulta dall'intestazione, questa rivista è pubblicata dall'Istituto William Alanson White (e dall'omonima società, ora aderente all'IPA), fondato nel 1946 da Harry Stack Sullivan e da Erich Fromm.
L'approccio interpersonale si è andato da allora sviluppando come corrente specifica di pensiero psicoanalitico grazie agli sforzi teorici di Clara Thompson prima, di Edgar Levenson negli anni Sessanta e poi della “seconda generazione di psicoanalisti” quali Mitchell, Greenberg, Feiner, Epstein ed Ehrenberg. (Il corpo teorico dell'approccio interpersonale e la storia delle sue idee è attualmente pubblicato a cura di Lionells, Fiscalini e Mann nell' Handbook of Interpersonal Theory in Psychoanalysis, The Analytic Press, Hillsdale, NJ, .
Nell'editoriale di presentazione Greenberg, suo nuovo direttore, propone che la rivista possa promuovere, in questo periodo storico, di crisi di identità delle scuole psicoanalitiche tradizionali, il dialogo tra Autori appartenenti a diverse correnti di pensiero, con lo scopo di riconoscere sia i punti di contatto che le divergenze, che pure esistono e debbono essere ben chiare.
Questo scopo sembra essere raggiunto, se si considerano i contributi, comparsi nel corso del 1995, di psicoanalisti quali Lichtenberg, Grinberg, Ornstein, T. Shapiro, Grotstein, Gedo, Meissner e McDougall e se si tiene conto dell'attenzione con cui gli psicoanalisti interpersonali più accorti cercano di utilizzare concetti tradizionalmente a loro estranei per ampliare gli strumenti di comprensione della relazione analitica.
Un esempio di questo atteggiamento di apertura è costituito dal lavoro di Mitchell (“Interaction in the Kleinian and Interpersonal Traditions”), nel quale l'Autore riconosce l'utilità nella pratica clinica del concetto di identificazione proiettiva, che richiama la complessa relazione tra intrapsichico ed interpersonale nel rapporto analitico, e propone un atteggiamento controtransferale prudente ed umile dell'analista che, nell'accezione di Win