You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il giorno successivo al rogo che distrusse la Fenice i giornali riportarono a grandi lettere le parole pronunciate dal Sindaco, che suonavano promessa e impegno a ricostruirla “come era, dove era”. Pochi giornali segnalarono che non era la prima volta che quelle parole venivano pronunciate: furono dette infatti nella stessa Venezia, all'inizio del secolo, in occasione del crollo del campanile di S. Marco (*), e nulla di più comprensibile che esse tornassero alla mente in occasione della nuova calamità che colpiva il tessuto urbano.
Furono quelle parole a guidare il processo ricostruttivo del campanile, secondo una prassi che non era nuova e che si sarebbe ripetuta. Il dopoguerra ha visto, infatti, rinascere un po’ ovunque, dalle macerie delle città distrutte, sotto la spinta di eventi ancora più globalmente ed estesamente catastrofici, cattedrali, abazie, ponti, castelli, nello stesso stile, con le stesse dimensioni, nella stessa area, “come erano, dove erano” in un processo di rinascita che non è, a tutt'oggi, esaurito. Il pensiero va, infatti, alle ricostruzioni attualmente in corso nella Germania orientale, alla cui realizzazione, ossessivamente fedele all'originale, contribuiscono indagini filologiche accurate e competenze