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Si tratta di un libro ricco di spunti interessanti e di rimandi bibliografici (qualche volta purtroppo incompleti), che si propone all'attenzione anche di lettori non addetti ai lavori.
L'Autore, un brillante ed eclettico psicoanalista di Annecy, membro della Società Psicoanalitica di Parigi, si cimenta con il difficile tentativo di studiare i messaggi ed i significati celati nelle “immagini” che quotidianamente ci pervengono dalla società in cui viviamo. Una società dominata dai media, sottolinea Duparc, nella quale tutto ciò che appare viene presentato come virtualmente reale, e le immagini assumono spesso il ruolo di feticci o di simboli stereotipati.
L'esplorazione condotta dall'Autore mira a un duplice obiettivo, poiché pone metaforicamente sul lettino sia l'immaginario collettivo afferente alla psicoanalisi, che il materiale visivo comunemente associato alla pubblicità.
Nel primo caso queste raffigurazioni, spesso caricaturali, portano le tracce di un transfert ideologico da parte della società nei confronti della psicoanalisi, considerata a buon diritto come “un'attività umana che si fa carico di dare un senso all'esistenza”. L'ideologia è un tema ricorrente nei lavori dell'Autore (le riflessioni di Duparc su questo argomento sono molto vicine a quelle espresse da Tagliacozzo nei suoi lavori sulla pensabilità), ed è definita come una forma di pseudopensiero o di malattia del pensiero, un concetto, secondo Duparc, in qualche modo collegabile all'idea di illusione nell'opera di Freud. L'ideologia conterrebbe spesso un “nucleo arcaico, immutabile e rigido, incapace