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Gli Autori esplorano in modo comprensivo, con chiarezza ed equilibrio, quali caratteristiche dei confini intrapsichici e interpersonali, nell'analista e nel paziente e nella loro interazione, sono necessarie per il processo analitico; questione delicata e cruciale per meglio comprendere la natura del trattamento psicoanalitico e delle complesse
transazioni interpersonali che ne sono la matrice.
In particolare, i confini interpersonali delineano i parametri della relazione analitica e, insieme alla cornice analitica, definiscono la situazione psicoanalitica ottimale, che permette l'emergere dell'oggetto analitico, amalgama di oggetto transferale e nuovo oggetto, creato dal movimento dialettico della soggettività e intersoggettività di entrambi i partecipanti. L'opinione, al momento largamente condivisa, che il processo mutativo della psicoanalisi comprenda sia l'internalizzazione della relazione con l'analista che il raggiungimento dell'insight attraverso l'interpretazione, ha portato l'attenzione sull'analista come oggetto di transfert, soggetto al lavoro interpretativo, e come nuovo oggetto, soggetto e internalizzazione. Ma proprio l'importanza crescente data alla relazione analitica sottolinea l'importanza che l'analista trovi un sicuro equilibrio tra la flessibilità e la spontaneità da una parte e, dall'altra, la necessaria adesione ai princìpi di organizzazione che in modo caratteristico definiscono la relazione analitica, per la quale “non c'è un modello nella vita reale” (Freud, Pulsioni e loro destini).
Il problema della violazione dei confini necessita quindi di un'attenzione e di una comprensione approfondite e gli Autori ne affrontano le implicazioni sessuali e non sessuali: per quanto riguarda le prime, sia a livello storico, ricordando figure quali Jung, Ferenczi e Jones, sia nell'attualità, descrivendo casi contemporanei e avvalendosi delle conoscenze a loro derivate dalla discussione delle vicissitudini di colleghi o dalla loro analisi.
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