You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Degli Autori di questo volume, sei presentano materiale clinico e gli altri quattro lo discutono, intendendo così offrire una rassegna delle più recenti elaborazioni teoriche e
applicazioni cliniche della psicoanalisi nel trattamento degli stati di dipendenza patologica. Questi ultimi comprendono un ampio spettro di comportamenti: non solo la dipendenza da sostanze quali droghe o alcool, ma anche dal fumo, dal gioco o dalla sessualità, quando presentano caratteristiche compulsive, perentorie, obbligatorie, ripetitive. Lo spostamento, negli anni, delle prospettive psicoanalitiche in questo campo, mettono in rilievo gli Autori, è stato permesso da un approccio comprensivo delle nuove conoscenze derivate dalle teorie evolutive, relazionali e del Sé, che attualmente molti analisti utilizzano per capire aspetti di fenomeni prima giudicati incomprensibili e per affrontarli secondo la tecnica psicoanalitica, prima dimostratasi inefficace.
Lo spostamento fondamentale è avvenuto nelle ipotesi relative al fine primario, che non viene più collegato, come nelle prime formulazioni, alla ricerca del piacere o all'inclinazione alla sofferenza o all'autodistruzione, ma allo stato traumatico di impotenza sperimentato dall'individuo in seguito a gravi disturbi nell'area delle relazioni oggettuali, del Sé e degli affetti, le cui tipiche manifestazioni sono il fallimento delle funzioni di autoregolazione degli affetti, degli impulsi, dell'autostima e della cura di sé.
Fine del comportamento tossicodipendente è quindi la padronanza attiva dei traumi precedenti e della loro conseguenza, consistente essenzialmente in un'esperienza di impotenza e passività che determina la ricerca di modalità finalizzate a trasformarle in un'esperienza di controllo attivo con caratteristiche onnipotenti, anche se ne risultano sofferenze e autodistruzione. Il paziente quindi è visto come colui che attua un disperato tentativo di “automediazione” e che vive nel mondo dell'azione e della somatizzazione in qua