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I quattro fascicoli del 1995 sono dedicati a quattro argomenti: l'identità di genere, la supervisione, l'importanza del lettino nella psicoanalisi oggi e i commenti al libro di Lichtenberg Psicoanalisi e Motivazione.
Del primo fascicolo riferirò a parte nel prossimo numero della Rivista.
Il secondo fascicolo affronta da vari punti di vista il problema dell'insegnamento della psicoanalisi attraverso la supervisione.
J. Schindelheim (“Learning to Learn, Learning to Teach”) suggerisce come modello di osservazione e comprensione del paziente l'attenzione continua ai cambiamenti emotivi verso l'analista, mantenendo una costante curiosità per il modo in cui il paziente percepisce l'analista. Per apprendere questo nella supervisione è necessario cogliere e capire eventuali conflitti tra supervisore e supervisionato, soffermandosi sulle difficoltà del discente, in modo da favorire ed insegnare un lavoro analogo nel rapporto con il paziente.
H.J. Schlesinger (“Supervision for Fun and Profit: or How to Tell if the Fun is Profitable”) attribuisce alla supervisione una funzione determinante nel processo formativo degli analisti e ritiene che essa debba essere realizzata tramite un vero e proprio lavoro di “sperimentazione” e studio con l'allievo, accompagnato da attenzione e elaborazione almeno iniziale dei problemi del supervisionato, che emergono nel rapporto col paziente. La supervisione deve così costituire, sia per il docente che per il discente, un'interessante esperienza umana di conoscenza.
J. Levy (“Analytic Stalemate and Supervision”) dimostra con la sua pratica di supervisore come sia necessario tenere conto dei conflitti presenti nel candidato e della possibilità di renderlo consapevole per poter superare impasse del trattamento.
M. e E. Shane (“Un-American Activities and Other Dilemmas Experienced in the Supervision of Candidates”) fanno presente l'effetto che regole troppo rigide possono avere sull'affidabilità delle comunicazioni fatte da candidati sulle reali condizio