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In occasione del congresso dell'IPA di San Francisco, il primo numero di questa annata è dedicato a “La réalité psychique” e include un'intervista a G. Gachelin, biologo dell'Institut Pasteur, sull'utilizzazione in psicoanalisi di metafore tratte da altre discipline. Mentre F. Pasche, “Freud et la mystique”, tratta del rapporto di Freud con la mistica, alcuni contributi affrontano il tema dall'angolazione metapsicologica: C. Le Guen, “Le principe de réalité psychique”, esaminando i rapporti nella psicoanalisi fra teoria e pratica, oggetto e modello, interno ed esterno, e proponendo un “principio di realtà psichica”; B. Lemaigre, “Intentionnalité, affectivité et réalité psichique”, i rapporti della realtà psichica con l'affettività e l'intenzionalità. Altri Autori riprendono invece la dialettica Freud-Ferenczi sulla metapsicologia del trauma e sulla “realtà” degli eventi traumatici: C. Janin (”La réalité, entre traumatisme et histoire”), in particolare, sottolinea il collasso topico implicato dal trauma, insieme con l'idea di un nucleo traumatico dell'Io come iscrizione della realtà nell'apparato psichico.
Il tema è in certo qual modo rilanciato dal secondo numero: “Percevoir”. J. Godfrind (“De l'importance des objets inanimés du cadre analytique”) sottolinea l'importanza degli oggetti inanimati della cornice analitica, il cui investimento, basato su di una componente essenzialmente percettiva, costituirebbe la tela di fondo su cui può dispiegarsi il processo analitico. C. e S. Botella (“Sur le processus analytique: du perceptif aux causalités psychiques”) ritengono che il punto di vista processuale della seconda topica affida allo psichismo “il compito di gestire una potenzialità traumatica permanente che lo costituisce”, cosicché il percettivo diventa la via di scarica del “resto negativo”