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Il primo dei tre fascicoli di questa annata, comprendente anche un dossier sulle dipendenze patologiche, raccoglie alcuni contributi di un convegno del Quatrième Group sulle “Identifications”. Apre il volume J.-P. Valabrega (“Identité, identification, Moi-idéal, Idéal du Moi. Les quatres fonctions Id”) che propone di sistematizzare la teoria dell'identificazione attraverso una metapsicologia della particella Id, vista come un algoritmo da cui derivano quattro funzioni: Es, idalterità, ipseità e idealità. Sottolineando il primato dell'identità e l'anteriorità dell'alterità, l'Autore rivisita lo stadio dello specchio e ridiscute la distinzione fra Je e Moi, oltre alla possibilità di aggiungervi il concetto e l'istanza di un Soi, come mito dell'eroe. Per J.-C. Stoloff (“Les identifications de l'hystérique et l'étiologie de l'hysterie”) l'identificazione isterica, dopo aver incrinato discorso teologico e medico, mette in crisi il sapere psicoanalitico, obbligandolo a far emergere e a chiarire le zone oscure della sua teoria dell'identificazione. Queste rimanderebbero, in fin dei conti, alla questione dell'originario (per definizione non rimemorabile), che, a suo avviso, richiederebbe che venga ripresa in considerazione l'ipotesi di un conflitto fondamentale fra una corrente tenera ed una sessuale. Mentre M.-C. Fusco (“En quête d'identité. L'homosexuel et son objet”), attraverso la problematica omosessuale, focalizza l'attenzione sui rapporti fra identificazione e legame oggettuale, M. Bonnet (“Prototypes identificatoires dans le travail de mélancolie”) evidenzia nel soggetto melanconico la necessità di assumere una faglia identificatoria già presente nell'oggetto materno arcaico e trasmessa dalla voce materna, determinandosi così una confusione fra due modalità identificatorie fondamentali, quella simbolica e quella speculare.
Il secondo volume raccoglie invece alcuni contributi ad un convegno del 1994 dell'Association Internationale d'Histoire de la Psychanalyse, sulle