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“Noi profani”, insieme a Freud, ci siamo chiesti spesso “donde quella personalità ben strana che è il poeta tragga la propria materia” (Il poeta e la fantasia, OSF 5, p. 376), e la risposta è ancora la stessa: dal gioco, il sogno, la fantasia, l'insoddisfazione, dato che “l'uomo felice non fantastica mai” (Il poeta e la fantasia, OSF 5, p. 378), senza dimenticare il piacere nelle sue varie forme, preliminare e altre. E invece spesso lo dimentichiamo.
Io penso che la buona poesia agisca spesso come un'interpretazione ben mirata, e insieme che la cura e i farmaci non debbano necessariamente essere dolorosi e penitenziali. Credo che io sia il paziente e il poeta mi interpreti qualcosa senza dolore, anche se con qualche fatica, e così mi aiuti spesso nel mio lavoro.
Annoto dunque questi appunti per sincera gratitudine verso Andrea Zanzotto e Wyslawa Szymborska. Prima la Signora, polacca ma per nulla cattolica, settantenne ma amabile come una ragazza, per quanto ne so in italiano si trova per ora un solo suo libro, Gente sul ponte (Libri Scheiwiller, Milano, 1996, 104 pagine, Lit. 16.000). Testo a fronte per i rari amatori del polacco (con la pi minuscola). Scheiwiller, noto e raffinato editore,