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Con questo numero la Rivista di Psicoanalisi cambia Direttore, ma continua per la strada intrapresa dietro l'impulso di Alberto Semi. Sappiamo abbastanza bene dove ci porta: tutto il lavoro fatto in questi anni, e quello ancora da fare per renderla più attuale e leggibile, non avrebbe alcun senso se non fosse per raggiungere una platea più estesa di lettori. Non è solo una questione di vendite, che pure fanno sempre bene alla salute di una rivista; si tratta piuttosto di riconquistare alla Psicoanalisi — a quella che noi crediamo essere tale — territori che sono stati largamente ceduti a destra e a manca. Sarà, questo, un grosso impegno culturale e scientifico di tutta la Società di Psicoanalisi, nel quale la Rivista farà con piacere la sua parte.
Il lavoro della Redazione, che è sempre molto impegnativo, è stato ripagato dalla crescente consapevolezza di venirci noi a trovare in un privilegiato luogo di ascolto. Tutto quello che ci arriva spontaneamente dai nostri scrittori proviene dalla stanza di analisi di ognuno di loro, e dal confronto che ognuno a suo modo intrattiene con la realtà esterna nella quale la sua stanza di analisi esiste. Questo nesso, se riusciremo a portarlo in piena luce, farà della Rivista sempre meno un ozioso palcoscenico sul quale di volta in volta si succedono attori diversi, senza un canovaccio visibile, e sempre più un lavoro collettivo dei soci intorno all'essere oggi psicoanalisti e come.
Intanto, c'è una sola novità in questo numero, e sono le Intersezioni delle quali si occuperà Cecilia Albarella, aprendo una sezione della Rivista alla collaborazione di studiosi esterni al “convento” psicoanalitico (del quale parlava Schön la volta scorsa). Tale “Intersezione” fa parte qui di un più esteso servizio sulla sessualità, che abbiamo inteso offrire al lettori e in vista dell'imminente Congresso dell'Internatinal Psychoanalytical Association su questo tema, così legato alle origini stesse della Psicoanalisi.