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L'Autrice è una psicoanalista francese di scuola lacaniana che vive e lavora a Parigi e che, come risulta dalla bibliografia, ha scritto
un saggio sull'erotomania, una sindrome psichiatrica descritta dal famoso psichiatra francese Clérambault, che aveva studiato quelle donne che strutturano la convinzione delirante di essere l'oggetto di un innamoramento: un amante appassionato le segue e le pressa dappertutto. Sotto questo aspetto l'interesse scientifico dell'Autrice non poteva non incontrarsi con Sabina.
Mentre il libro di Kerr è una storia del movimento psicoanalitico, e come tale risulta brulicante di idee e di personaggi che si affollano e si avvicendano sulla scena, il libro della Kress-Rosen è un affascinante saggio sulla natura della passione amorosa e sui protagonisti della storia, Sabina, Freud e Jung, caratterizzati con uno stile nitido ed essenziale. La condizione passionale, lo smarrimento, per non dire la follia di Sabina, non risultano tanto accessibili a Freud, uomo certamente di sentimenti e di emozioni impetuose (basti pensare alle sue vicende affettive con Fliess, Breuer e lo stesso Jung), ma che aborre gli aspetti irrazionali e mistici dell'animo umano. È dunque giocoforza che Sabina, sebbene respinta da Jung, trovi maggiore accoglienza e sintonia in quest'ultino e nella sua opera.
La parte migliore del libro è sicuramente il disegno contrapposto e divergente dei contenuti del lavoro psicologico di Freud e Jung, attraverso l'analisi dell'epistolario e di alcuni scritti. In particolare risultano interessanti le due visioni contrapposte, ma entrambe irrisolte e ancora oggi problematiche, sull'amore di transfert, cioè sulla passione amorosa che si accende nel corso del trattamento analitico e che, nel caso di Sabina, risulterà inestinguibile. A questi studi sul transfert amoroso non risulta certamente estranea, nella mente dei due uomini, la protagonista della vicenda. Come Freud nota nel suo lavoro del 1915, Osservazioni sull'amore di traslazione,