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Negli ultimi due decenni si sono verificati grandi cambiamenti nella teoria e nella pratica psicoanalitica che hanno comportato la revisione di molti concetti, tra i quali quello di sessualità intesa come pulsione, di femminilità e mascolinità, e di identità di genere. Nel contempo, anche al di fuori della psicoanalisi, sono arrivati contributi ai Gender Studies da parte della filosofia, della critica letteraria, delle scienze sociali, degli studi accademici delle femministe e dei movimenti gay.
Gender, ovvero genere, è un termine assente nella Standard Edition e nell'Enciclopedia della Psicoanalisi di Laplanche e Pontalis. Freud, infatti, parlava di mascolinità e femminilità, riferendosi con tali termini a significati complessi, quali le caratteristiche sessuali primarie e secondarie, le caratteristiche psicologiche dell'attività e della passività, le funzioni simboliche attribuite dalla società agli uomini e alle donne nelle varie culture. L'individuo sarebbe una miscela di tratti di carattere appartenenti a entrambi i sessi, una combinazione di attività e passività, etc. Inoltre distingueva tra caratteri sessuali fisici e psichici, e tra questi e la scelta d'oggetto (l'orientamento sessuale) e la pratica sessuale. La sua attenzione era diretta ai caratteri psicosessuali e al loro percorso evolutivo e non al genere come costruzione psicosociale. L'interesse degli studi sul genere sposta l'enfasi dalla formazione del carattere, come esito dello sviluppo psicosessuale, alla formazione dell'identità e, in particolare, dell'identità di genere.
Lo psicoanalista Stoller è il pioniere degli studi sull'identità di genere: sin dagli anni Sessanta, studia casi di bambini transessuali e di adolescenti con errata attribuzione di genere alla nascita e, dai risultati delle sue osservazioni, deduce che l'identità di genere, la convinzione definitiva di essere maschio o femmina, è dovuta all'assegnazione e non al sesso biologico. Secondo Stoller l'identità nucleare di genere, il se