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E. Kirsten Dahl, “The concept of Penis Envy Revisited. A Child Analyst listens to Adult Women”, dopo un cenno sull'evoluzione del pensiero psicoanalitico a proposito dell'invidia del pene nelle bambine, presenta, attraverso l'esposizione di vignette cliniche, le fantasie di genere in tre bambine dai quattro ai sei anni e in tre donne adulte. L'Autrice ipotizza che la differenza fra la chiarezza del materiale clinico concernente le reazioni alle differenze genitali tra i sessi nell'analisi di bambine e la mancanza di chiarezza o addirittura la prevalenza di oscurità del materiale nell'analisi di donne adulte rifletta non solo le vicissitudini della costruzione di genere, ma anche il destino dei derivati aggressivi e narcisistici per come essi vengono intrecciati nei conflitti creati dal riconoscimento delle limitazioni inerenti al corpo. La Dahl sostiene che una teoria della costruzione di genere basata sul concetto di femminilità primaria non riesce a cogliere la complessità dei compiti psicologici coi quali la bambina ha a che fare. Non che la bambina non conosca che è anatomicamente femmina, ma, in base alle nuove informazioni della differenza dei corpi, nel periodo edipico le sorge l'interrogativo se dare un senso e quale alle differenze corporee, soprattutto genitali. Vari successivi avvenimenti, quali l'attenuarsi della problematica edipica, l'acquisizione di maggiori capacità cognitive e socioemotive, le mestruazioni, i rapporti sessuali e la gravidanza stimolano il consolidamento dello schema corpo/genitale come funzionale ed intatto. Nella fase adulta, esistono fantasie costruite attorno alla nozione del corpo femminile, visto come limitato, mentre quello maschile è visto come illimitato, come si evince, a parere dell'Autrice, dal materiale clinico delle tre pazienti adulte. La Dahl sostiene che le fantasie riferite all'invidia del pene non dovrebbero essere accettate a livello di contenuto manifesto, ma piuttosto a livello di interrogativi, per esempio: