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Scrivere per la rubrica “Intersezioni” di una rivista psicoanalitica richiede forse qualche spiegazione sulla particolare natura dell'intersezione che si propone. Da anni la mia ricerca antropologica, connotata da forti valenze di “gioco” culturale un po' gratuito, mi spinge ad indagare nel nostro lontano passato evolutivo ed in particolare su quegli aspetti della Paleoantropologia comportamentale che si ripropongono, per quanto è possibile, una ricostruzione dei comportamenti e dei modelli sociali dei nostri più lontani e più vicini antenati. All'interno di questo campo, una delle tematiche che mi ha sempre fortemente affascinato è quella legata all'evoluzione della famiglia umana. Due estremi ci sono almeno parzialmente noti: i modelli sociali e le strategie riproduttive dei primati non umani, da un lato e la famiglia nelle molteplici forme che essa assume nelle differenti società umane, dall'altro. Le conoscenze che ci derivano dal quadro complessivo dell'evoluzione dei generi e delle specie che ci hanno preceduto costituiscono lo scenario in cui tentare di situare alcune trasformazioni che ci hanno differenziato dai nostri più stretti parenti scimmieschi ed hanno posto le basi perché, con l'avvento del linguaggio e della cultura, l'universo familiare umano si dispiegasse nella sua molteplicità di forme.