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Dai tempi più remoti si conosce l'importanza dell'aiuto che un “bravo medico” può prestare ai suoi pazienti, come pure la rilevanza delle componenti psicologiche, emozionali e cognitive, che influenzano la pratica medica e, più in generale, la pratica assistenziale. L'importanza degli “aiuti psicologici”, elargiti dal medico, dall'infermiera oppure da altri operatori sanitari è stata messa in risalto dallo stesso Freud (1912, 1913), dai medici suoi contemporanei come Groddeck, e dal settore di ricerca della “medicina psicosomatica”. Più tardi, la necessità di una formazione psicologica (psicoterapeutica) del personale sanitario è emersa sempre più, soprattutto con la percezione della complessità dei problemi che presentavano i “pazienti funzionali” in sede di Servizio Sanitario Pubblico (vedere in questo senso i lavori di Anguera e coll., 1988, , ed anche i miei lavori del , , , …).
Non bisogna inoltre dimenticare che occuparsi delle “componenti psicologiche della pratica sanitaria” non solo può portare ad un miglioramento nell'assistenza ma può arrivare a produrre cambiamenti psicologici e somatici durevoli nei pazienti e quindi nei gruppi della società… e nei familiari degli assistiti (azione di “prevenzione primaria”).
La risposta iniziale o più diretta, nell'ambito sanitario, riguardo a questi pazienti con problemi o conflitti psicologici e/o di comunicazione