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In un'epoca ancora dominata dalla centralità del manicomio, i primi ambulatori psichiatrici furono concepiti come una estrema e spesso secondaria propaggine di questo modello di assistenza. La funzione loro affidata era prevalentemente una funzione di controllo: dalla prevenzione dei re-ingressi in manicomio alla verifica dei criteri necessari per l'erogazione dei sussidi.
L'ambulatorio psichiatrico ha cominciato ad acquisire un diverso valore solo quando, una volta infrantosi, in maniera più o meno drastica, il binomio malattia mentale/ospedale psichiatrico, si è creato tra i due poli di questo disgraziato rapporto un ventaglio di possibilità intermedie (una rete ambulatoriale di facile accesso, day-hospital, strutture intermedie, servizi psichiatrici in ospedale generale, etc.).
Questa nuova concezione dell'ambulatorio pone oggi la necessità di un'approfondita riflessione sul ruolo dell'attività ambulatoriale nell'attuale modello di assistenza psichiatrica realizzato nel nostro paese dopo la chiusura dei manicomi. Il libro curato da Berti Ceroni e da Paltrinieri affronta con chiarezza e con coraggio proprio questi temi, a partire dalla consapevolezza di uno stato di indeterminatezza che ancora caratterizza la pratica ambulatoriale dei servizi psichiatrici. Il contributo offerto da questo libro si mantiene circoscritto ad un “apporto esperienziale” geograficamente e temporalmente determinato: l'attività ambulatoriale svolta a Bologna e per esteso in Emilia Romagna in questi ultimi anni.
Trattare dell'ambulatorio psichiatrico è un compito arduo perché nell'ambulatorio si sovrammettono pratiche e stili di lavoro anche molto differenti. Ma questa eterogeneità delle pratiche, se da un lato rende difficile una sistematizzazione, dall'altro costituisce proprio la caratteristica costitutiva e per così dire il patrimonio della pratica ambulatoriale. Se non scade in un inconcludente eclettismo, essa testimonia infatti del costante sforzo del modello di assistenza territoriale