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Una prefazione incisiva ed essenziale di Borgna ed una postfazione ampia e variegata di Resnik rendono ardua l'opera del recensore.
Dirò subito che si tratta di un libro stimolante che, benché rivolto anche ad un pubblico di non specialisti — e senz'altro lo è per la sua scorrevolezza e chiarezza —, è tuttavia un'opera difficile. E pure impegnativa ed intrigante: impegnativa per coloro che non siano, nel contempo, addentro alla fenomenologia psichiatrica ed alla psicoanalisi; ma soprattutto intrigante per i cultori “puri” delle due scienze. Io l'ho letta alcune volte. Sono state letture faticose, perché mi hanno “costretta” a ripercorrere il pensiero di alcuni degli autori alle cui concezioni Gozzetti fa maggiormente e più frequentemente riferimento. Ed ecco, allora, il rispolverare in modo particolare il Binswanger di Melanconia e mania ed il Tellenbach di Melancolia, ma anche Jaspers, Minkowski e Borgna da un lato, e dall'altro Abraham, Freud, Klein, Jacobson, Rosenfeld, Meltzer etc. per nominare solo i più noti.
Lo scritto di Gozzetti spazia dall'interrogativo se la depressione sia malattia umana o accadimento biologico all'esposizione delle premesse metodologiche, dagli aspetti semeiologici alla descrizione della personalità premelancolica e alla narrazione della crisi melancolica.
Nella sua formazione professionale, Gozzetti passa attraverso la psicopatologia fenomenologica e la psicoanalisi personale. Di queste due esperienze e di queste due posizioni teoriche differenti ha fatto tesoro nella pratica clinica e ne ha cercato i punti di contatto e di completamento. L'Autore presenta il punto di vista fenomenologico (userò indifferentemente, ma è un uso inappropriato, i termini