You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Venezia, 29 gennaio 1996, cena in casa di amici. Improvvisamente la stanza è invasa da una strana puzza di bruciato. Oh Dio! Sono i fagioli che attaccano? No, è “La Fenice” che va a fuoco!
Il libro di Semi, Venezia in fumo, inizia così, con il paradosso di una situazione rilassata e casalinga che fa da sfondo a un dramma che è il vero protagonista di una vicenda dove l'incendio di un grande teatro oltrepassa i limiti del singolo evento per diventare l'emblema di una distruzione ben più vasta. Quotidianità ed evento traumatico come accostamento non casuale, come si vedrà nel corso della lettura, ma voluto, a sottolineare che quel dramma si compie su uno scenario di “normalità” rassegnata e apparentemente indifferente.
Su Venezia si è scritto molto e da tanto tempo. Qui a parlarne è uno psicoanalista, che prende lo spunto da una serie di conversazioni con un amico, che alla fine gli chiede di utilizzare le sue “conoscenze nel campo dell'animo umano” per dare