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Questo studio del pensiero clinico di Bion vede la luce ventitré anni dopo quello di Grinberg e associati argentini e diciotto dopo quello di Meltzer, scritti quando Bion era ancora vivo e pienamente attivo. Gli Autori fanno però riferimento solo allo studio, di sei anni precedente, dello psichiatra francese Bléandonu, studio che comprende anche la vita di Bion. I precedenti studi sono ignorati o dati troppo per noti e scontati e, comunque, da considerare parziali e incompleti, privi come sono della Memoria e degli ultimi articoli e seminari.
In vista dell'International Centennial Conference a Torino, organizzato dalla figlia Parthenope e colleghi torinesi, la vastità del pensiero di Bion trova nell'opera dei coniugi australiani, di formazione analitica inglese (Joan, anche infantile), abito ai grandi spazi per riuscire a pensare senza ingombri e senza remore, un po' come Bion stesso approdato in California.
La prospettiva generale del libro è quella delle scienze umanistiche, di cui la psicoanalisi fa parte, rivolte allo studio di una realtà unificata (come concepita da Leonardo e da Goethe), che il pensatore cerca di penetrare. Vi è una realtà di fondo, una realtà prima o ultima (ultimate) — che per Bion è l'oggetto psicoanalitico per eccellenza, una realtà non dei sensi, per noi così difficile da apprendere e raggiungere —, quella alla quale i mistici si sono più avvicinati. La prospettiva così ampia, di realtà unificata delle scienze umanistiche — che, per i Symington, Bion condivide con Darwin, Marx, Freud, pur sospinto oltre verso una realtà ultima — contribuisce a dare al volume una sua fisionomia molto definitiva e particolare, quasi come di ritratto d'autore, come di vino d'annata; insieme con una sua organizzazione e disposizione non cronologica, ma di logica tematica e sua appropriata articolazione.
Ogni tema-concetto bioniano riceve molto dettagliato svolgimento — e convincente ricostruzione dalle sue radici o ramificazioni, anche filosofiche — e frequente,