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Nella collana “La camera dei bambini” (studi di psicoanalisi infantile) diretta da Maria Luisa Algini per le Edizioni Borla, è appena uscita un'interessante raccolta di lavori di autori diversi, sia per orientamento teorico sia per esperienza clinica, che affrontano il tema della depressione infantile — problema assai complesso e poco trattato nella letteratura — osservata attraverso esperienze cliniche, che hanno suggerito agli autori successive riflessioni e curiosità teoriche. Viene dato più ampio spazio al punto di vista psicoanalitico freudiano, ma sono presenti anche contributi di autori di formazione junghiana.
I principali fili conduttori, al di là delle teorie cui si riferiscono i vari autori, sono individuabili nel dramma degli affetti, sia dei pazienti sia dei terapeuti, e quindi nelle vicissitudini relazionali dell'affetto depressivo, oltre che nell'esperienza analitica ed in particolare nella funzione psicoanalitica della mente, che consente al bambino, attraverso il disegno e il gioco, di utilizzare l'esperienza originaria della perdita in senso simbolico e trasformativo, guidato da una mente adulta insieme alla quale affrontare l'abisso della depressione.
Due contributi, “Un transfert melanconico” di M.L. Algini, curatrice del volume, e “Storia di un fantasma” di P. De Silvestris, entrambe membri ordinari della Società Italiana Psicoterapia Psicoanalitica dell'Infanzia e dell'Adolescenza, sono dedicati alla presentazione di casi clinici di bambini con elementi autistici, racchiusi, isolati; attraverso un'accurata descrizione di ciò che avviene nel corso della terapia, puntualizzata da riflessioni e considerazioni teoriche, arricchita da una fine osservazione della qualità degli affetti transferali e controtransferali, della loro profondità e intensità, viene mostrato il percorso terapeutico che ha reso possibile costruire un livello simbolico dell'esperienza, che “vuol dire poter riconoscere ad un livello rappresentativo ed individuato le dinamiche emot