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Nina Coltart è stata psicoanalista dell'Independent Group per trenta anni, ha svolto attività di training e di supervisione per circa venti anni, ha diretto per dieci anni la London Clinic of Psycho-Analysis, ed ha partecipato all'attività sociale e istituzionale della British Psycho-Analytical Society fino a ricoprire la carica di vicepresidente.
Questo libro raccoglie alcuni scritti tenuti insieme dalla curiosità, dall'intelligenza
e dal pensiero non convenzionale con cui l'Autrice riflette sulla psicoanalisi e sulle sue esperienze personali. Il linguaggio è chiaro e sobrio, i pensieri sono raccontati quasi come libere associazioni.
Entrambi trasmettono spontaneità; arrivati alla fine del libro si ha la sensazione di aver acquisito una visione coerente e ispirata di che cosa la psicoanalisi ha rappresentato nella vita dell'analista inglese. Quando parla della psicoanalisi come di una professione per cui bisogna avere la vocazione, l'Autrice specifica gli elementi di tale vocazione: essere dotati della capacità d'interagire con gli altri con una qualità terapeutica, credere nel potere dell'inconscio, essere determinati, essere riparativi, essere curiosi. Soprattutto la curiosità, non ovviamente quella intrusiva e malevola, è stata ciò che l'ha spinta verso questa professione: “[…] sin da piccola niente mi dava più gioia che ascoltare le persone raccontare le loro storie. […] Le storie che mi interessavano dovevano però riguardare la vita e le esperienze del narratore”.
Coltart si definisce una “viaggiatrice in poltrona”. Per lei la psicoanalisi è un processo terapeutico così potente e misterioso che i pazienti destinati a migliorare, e purtroppo anche quelli che non lo sono, lo fanno anche senza la presenza di formulazioni teoriche avanzate o di criteri tecnici sofisticati. C'è infatti un “ingrediente x” tra paziente e analista, che viene a formarsi nel corso del trattamento, che sfugge a qualsiasi osservazione. Tre capitoli sono destinati specificamente a tre casi