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Questo libro si inscrive a pieno titolo nella tradizione della psicopatologia fenomenologica che, da Jaspers in poi, ha posto al centro dell'attenzione lo studio sistematico delle esperienze interne quali sono sperimentate dall'individuo. Questa grande tradizione di ricerca, che ha avuto il suo massimo sviluppo nei paesi di lingua tedesca e notevoli risonanze nella cultura anglosassone, è rimasta per molto tempo ai margini della psichiatria italiana, soprattutto di quella accademica, per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo elencare. Tra queste tuttavia trova certamente posto la tendenza da parte di alcuni psicopatologi a rinserrarsi in un linguaggio oscuro, quasi per iniziati, lontano dalla pratica della psichiatria. Questo rischio oggi sembra appartenere sempre più al passato. Da tempo infatti la psicopatologia fenomenologica ha dato spazio al tentativo di fornire concetti, riflessioni, esemplificazioni che potessero essere accessibili e soprattutto messe in relazione con l'attività clinica, in qualche caso utilizzabili anche nella ricerca empirica. Il libro di Giovanni Stanghellini è un altro, importante passo in questa direzione dimostrando come un approfondimento delle conoscenze possa mantenere (e rendere assai proficuo) il contatto con la clinica, fornendo allo psichiatra un retroterra culturale e una capacità di riflessione sul caso che costituiscono strumenti indispensabili per stare accanto ai pazienti più gravi. Le conoscenze psicopatologiche in questo senso non sono certo astratte riflessioni né — come da più parti si diceva un tempo — un inutile passatempo in cui si diletta un ristretto gruppo di psichiatri