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Il volume espone i risultati di un cospicuo lavoro di ricerca, che si basa sulla somministrazione di un test imperniato sul disegno della famiglia. Il metodo d'indagine fondato sul “disegno della famiglia” fu usato da Corman, basandosi sul modello psicoanalitico pulsionale, oggi sottoposto a revisione dalla comunità scientifica internazionale.
La proposta di Tambelli, Zavattini e Mossi aggiorna il metodo di Corman alla luce di contributi più attuali e identifica nel disegno infantile e adolescenziale una peculiare costruzione narrativa. Tale costruzione si riferisce solo in maniera mediata alla “realtà esterna” dell'ambiente familiare, poiché esprime una risultante di processi elaborativi molto articolati, che riflettono, tramite ricombinazioni soggettive e fantastiche, le esperienze effettivamente vissute nelle relazioni significative. Secondo Fonagy, le relazioni interne non sarebbero, infatti, isomorfe agli eventi accaduti, né alle tracce mnestiche coscienti ad essi relative. Il fattore di discrepanza viene imputato da Stern a processi di astrazione e “rifigurazione”, nei quali il soggetto percorre i differenti schemi mnemonici con una relativa libertà, modellandoli e collegandoli in sintesi personali.
Anche successivamente, Zavattini torna a sottolineare come, dalla restituzione grafica della famiglia, si possa risalire ad una progettualità rappresentativa che definisce le caratteristiche con le quali le figure significative dell'ambiente interumano vengono interiorizzate. Per gli Autori, la rappresentazione grafica può essere considerata alla stregua di narrazione dell'esperienza familiare. Tuttavia una tale traduzione non è univocamente espressione della “famiglia reale”, ma risultato di una costruzione: questa costituisce un punto di riferimento strutturale interiore rispetto al quale individuare continuità e variazioni nell'ambito delle relazioni