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Di questi due volumi, che contengono un totale di diciotto articoli, presenterò alcuni scritti il cui comune denominatore è la storia della psicoanalisi. Credo che ogni tanto sia necessaria una riflessione, a mezzo di un viaggio nel passato, per fare un'analisi delle esperienze altrui (dalle quali, se possibile, trarre insegnamento) e per andare alla ricerca delle radici del pensiero psicoanalitico (per apprendere… l'umiltà).
K.A. Dittrich riferisce sugli antefatti e sulla protostoria della psicoanalisi a Monaco. Il sottotitolo suona essenziale: il tentativo di un'istituzionalizzazione ed il suo fallimento. L'Autrice inserisce gli avvenimenti nell'atmosfera della Monaco antecedente e successiva la prima guerra mondiale, prendendo avvio dalla discussione pubblica tra Freud e l'allora rinomato neurologo Leopold Löwenfeld e descrivendo la psicodinamica del IV congresso psicoanalitico , che porta alla scissione del gruppo psicoanalitico di quella città, fondato nel 1911 sotto la presidenza di Leonhard Seif. Alla fine, fu vano il tentativo di Freud di creare, con Eugenia Sokolnicka, la base per un nuovo gruppo psicoanalitico monachese.
R. Alnæs descrive l'atmosfera del mondo psicoanalitico norvegese tra la prima e la seconda guerra mondiale. Racconta come negli anni trenta psichiatri e psicologi norvegesi andassero a Berlino per la formazione psicoanalitica, come fu fondata l'associazione psicoanalitica norvegese e come, poi, si formassero due frazioni (sarebbe meglio dire due fazioni), una sostenitrice di Otto Fenichel ed un'altra di Wilhelm Reich. I due famosi psicoanalisti erano stati amici a Berlino, ma erano acerrimi nemici a Oslo, e l'Autore ripercorre le ragioni storiche e scientifiche di questa controversia. Quel periodo viene descritto come molto stimolante, ma anche problematico, perché l'ombra di