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Freud (1915) per primo ha rilevato la differenza tra “capire” l'interpretazione e “sperimentare” qualcosa. Su questa falsariga Joseph ha scritto recentemente quanto segue: “[…] ascoltare l'interpretazione da parte del paziente non conduce all'insight, e quindi al cambiamento psichico, a meno che non sia legato ad uno sperimentare; d'altra parte anche l'analista deve fare qualcosa di più che prestare attenzione a ciò che il paziente dice, per comprenderne il significato; lui pure dovrebbe sperimentare che cosa sta avvenendo nella relazione col paziente” (1993, pag. 14, corsivo mio). Se manca questo tipo di ascolto sensibile e partecipe, c'è il rischio che il paziente comprenda solo intellettualmente e non entri in contatto col proprio mondo affettivo.
In che cosa consiste lo “sperimentare” dell'analista, che molti altri autori considerano essenziale ad innescare i processi mutativi dell'analisi? Nella letteratura psicoanalitica lo troviamo incluso in alcuni concetti, che chiamano in causa la personalità del terapeuta, soprattutto in quelli di “empatia” e “controtransfert”, concernenti entrambi una comprensione fondata sull'uso delle proprie emozioni(2). Ma anche altri concetti, quali “attenzione fluttuante”,