You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Credo che l'interesse per l'onirico in seduta non debba essere inferiore a quello che abbiamo per i sogni della notte raccontati in differita.
L'“onirico in seduta” è uno dei pilastri del pensiero di Bion: anche da svegli vi è un “sognare”che è ciò che consente di formare elementi a, di formare la barriera di contatto, di discriminare Conscio da Inconscio (Bion 1962; 1963; 1965).
Prima di addentrarmi in questi contenuti, vorrei sottolineare come questo mio lavoro sia l'ideale prosecuzione e approfondimento di un lavoro che ritengo ancora attuale, scritto con Bezoari (Bezoari e Ferro, 1992).
In esso prendevamo in esame in rapida successione i principali modi di intendere il “sogno” in psicoanalisi, a partire dal celebre sogno dell'Uomo dei lupi (Freud, 1914), rispetto al quale segnalavamo esistere per noi “la tentazione di considerarlo come la puntuale descrizione, dal vertice assunto dal paziente in quel momento, di quanto e di come questi vive ciò che accade nella stanza d'analisi” (Bezoari e Ferro, 1992, 957), riconoscevamo la straordinaria capacità di Freud di raccontare una storia al paziente e, pur non cogliendo quanto violento fosse il rapporto nell'oggi (dal vertice del paziente), il suo esser capace di compiere una trasformazione narrativa (Corrao, 1991) che dà una forma credibile, digerita e assumibile ai terrori e al panico del paziente che