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Le prime pagine di questo libro fanno subito pensare, quanti conoscono l'Autore, alla sua profonda competenza del Witz, questa importantissima fonte delle scoperte psicoanalitiche, prova e riprova continua dell'esistenza e dell'attività dell'inconscio. Fanno pensare e, per la forte enfasi che nelle prime pagine viene data all'umorismo, fanno anche credere che sia questa la chiave principale dell'intera composizione. Così non si può trattenere il sorriso leggendo le quattro righe che a pag. 10 fanno giustizia delle oscurità del pensiero e della scrittura di Jacques Lacan. È subito chiaro però che vicino al Witz, proprio per la sua squisita caratteristica di manifestazione dell'inconscio, è presente l'espressione di molti e profondi sentimenti, tra i quali ha grande parte il dolore, il grande dolore di fronte al male, al male della persecuzione reale, quella dell'Olocausto, così come al male che fa all'anima la persecuzione temuta, l'insicurezza, la perdita, l'esperienza dell'angoscia e del dolore.
Si sviluppano, nella cornice fornita dalla grande capacità di comprendere i sentimenti degli uomini, e di modularli, aiutando se stesso psicoanalista a tenere la posizione e gli altri, i pazienti, a trovare soluzioni migliori, molteplici storie di uomini e donne, costruite insieme con loro e raccontate dallo psicoanalista-narratore.
Poiché l'attività che ha rifornito il diario è lunga e cominciò quando l'Autore muoveva i primi passi nel lavoro di analista, varia e diversa è la profondità dell'approccio che nel corso della maturazione è stata possibile all'Autore.