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Si perisce sempre a causa dell'Io che si assume.
Desidero riflettere sulle vicissitudini di una posizione mentale: quella in cui paziente e analista vivono l'esperienza dell'indecidibile (Badoni, 1995).
Lo farò a partire da un'esperienza intensa e singolare: un paziente, in analisi da due anni, interrompeva bruscamente il lavoro analitico; il paziente era omosessuale. Ripensando, come in questi casi succede, all'andamento dell'analisi e ai possibili motivi della sua interruzione, mi sono imbattuta in una serie di considerazioni; avevo in mente opposte opinioni di colleghi: le analisi degli omosessuali non durano o, al contrario, sono pazienti come gli altri e le analisi con loro non sono diverse dalle altre. Da parte mia non potevo negare che l'omosessualità di questo paziente fosse intensamente presente nel lavoro analitico: come omosessuale mi era stato annunciato, si era egli stesso presentato, della sua omosessualità e della sofferenza che questa gli procurava si era a lungo parlato nel lavoro analitico e infine sul lavoro attorno a un sogno a chiaro contenuto omosessuale si era interrotta l'analisi.
Le mie riflessioni al riguardo non hanno alcuna pretesa di raggiungere generalizzazioni sul problema dell'omosessualità. Le