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Negli sviluppi della psicoanalisi degli ultimi cinquant'anni, anche il controtransfert è diventato uno degli elementi che costituiscono quel common ground (Gabbard, 1993) da cui emergono le differenze tra orientamenti e scuole di pensiero. La generale accettazione del concetto e dello strumento tecnico costituito dall'uso del controtransfert ha contribuito ed è stata favorita dalle trasformazioni nel modo di considerare l'analisi, non più come rapporto tra un osservatore specchio neutrale e un paziente passivo da capire, ma come una relazione che coinvolge pienamente i due soggetti; così pure dalla diffusione del trattamento di pazienti gravi, che comunicano spesso solo a livelli non verbali (è proprio a partire da casi di pazienti psicotici in analisi che Winnicott scrive nel 1947 il suo lavoro L'odio nel Controtransfert). Tuttavia la generale accettazione del controtransfert non ne ha attenuato il carattere incerto e contraddittorio: se da un lato può permettere a analista e paziente di incontrarsi per strade non battute, dall'altro può facilitare uno scontro in cui la soggettività di uno dei due