You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
San Paolo del Brasile, 1973. Un analista domanda a Bion: “Nella situazione di controtransfert, l'analista si serve dei propri modelli per dedurre il modello di cui si sta servendo il paziente. Lei pensa che sia utile servirsi di questo modello o che sia meglio trovarsi un altro modo d'indagine?
”Bion: Io penso che sia meglio trovarsi un altro analista. Perché le interpretazioni analitiche che sono stimolate dal controtransfert hanno certamente molto a che fare con l'analista. Se poi il paziente è fortunato, hanno qualcosa a che fare anche con lui. Prima o poi un'analisi basata sul controtransfert finisce in un disastro o comunque fallisce, perché tutte le interpretazioni hanno molto a che vedere con l'analista e poco a che vedere con il paziente” (Bion, Seminari brasiliani. San Paolo 3).
Lo stesso concetto era stato espresso in forma ancor più esigente in Transformations: “Il valore delle nostre interpretazioni può essere stabilito in base alla valutazione di quanto sia necessaria l'esistenza dell'analista ai pensieri espressi. Quanto più è possibile stabilire che le sue interpretazioni mostrano quanto necessarie siano le sue conoscenze, le sue credenze, e la sua personalità, al pensiero formulato, tante più ragioni vi sono di supporre che esse sono psicoanaliticamente prive di valore, cioè che sono estranee ad O del paziente”.
Con un linguaggio diverso, Winnicott: “Ciò che desidero dire