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Nella prima delle Due voci di enciclopedia (1922), quella intitolata Psicoanalisi, Freud dedica un capoverso (“La psicoanalisi come arte interpretativa”) all'atteggiamento dell'analista, ponendolo non a caso immediatamente dopo quello dedicato alla regola fondamentale delle libere associazioni. Conviene rileggersi questo passo: “L'esperienza mostrò ben presto che il comportamento più opportuno da parte del medico analizzante era di abbandonarsi alla propria attività mentale inconscia con una attenzione fluttuante uniforme, evitando possibilmente la meditazione e la formulazione di aspettative coscienti, e senza volersi fissare particolarmente nella memoria alcunché di quello che udiva, onde cogliere così l'inconscio del paziente con il suo stesso inconscio” (p. 443).
Si tratta — aveva già scritto nel 1912 — di una tecnica “molto semplice”. Il nostro fondatore era un ironista nato. Dopo aver descritto — appunto nei Consigli al medico nel trattamento analitico — la tecnica semplice a partire dai suoi elementi materiali (non prender appunti, non redigere protocolli e così via) i paragrafi da f) in poi sono dedicati agli aspetti intrapsichici dell'analista: questi “deve rivolgere il proprio inconscio come un organo ricevente verso l'inconscio del malato che trasmette […] l'inconscio del medico è capace di ristabilire a partire dai derivati dell'inconscio che gli sono comunicati, questo stesso inconscio che ha determinato