You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
L'Autore affronta il problema dei cambiamenti degli ultimi decenni, in molti aspetti importanti e correlati, della teoria e della pratica psicoanalitica e il loro rapporto con la tradizione: rappresentano uno sviluppo e una migliore definizione dei princìpi di base o un loro abbandono?
Inizia esaminando la rilevanza, per alcune delle più importanti trasformazioni attuali della psicoanalisi, del pensiero di Hartmann, in particolare del suo concetto fondamentale di adattamento. L'apparato mentale esiste, secondo Hartmann nel campo adattativo organismo-ambiente caratterizzato da un preadattamento e da un continuo adattamento, fin dal periodo dello sviluppo infantile nel campo dinamico madre-bambino. Egli quindi anticipa due idee, il “dialogo” e l'“intersoggettività”, che hanno assunto un valore organizzativo nella psicoanalisi attuale, nel senso sia di un approfondimento delle interazioni transfert-controtransfert sia di una posizione costruttivista, secondo cui ognuno costruisce il significato di queste interazioni pur continuando ad esserne un osservatore. La portata innovatrice del pensiero di Hartmann è stata però, sottolinea Schafer, oscurata dalle implicazioni metodologiche ed epistemologiche collegate all'ideale della psicoanalisi come “tecnologia”, e dello psicoanalista come osservatore distaccato, ideale a sua volta influenzato dal clima positivistico dominante nelle scienze biologiche e sociali del tempo e dalla necessità di difendere la psicoanalisi dalle accuse di non scientificità.
Schafer dà quindi un esempio di come sia importante assumere un atteggiamento flessibile, evitando la rigidità di posizioni troppo pronte a liquidare ciò che appare diverso dalla propria prospettiva, che determina una grave perdita