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In un momento in cui l'ombra della crisi e la ricerca di canoni di specificità travagliano il mondo psicoanalitico in quello che sembra anche uno sforzo di legittimazione all'esterno, il libro di Chianese ha il pregio di ricondurre l'attenzione ad argomenti centrali nella ricerca e nel pensiero psicoanalitico.
In uno stile composto ed elegante e in un ritmo crescente, vengono poste le basi di uno studio teso ad un approfondimento storico-critico del corpus freudiano allo scopo di percorrere, a partire da una ineludibile eredità, l'essenza del pensiero e del lavoro psicoanalitico. Attraverso l'ottica delle costruzioni in analisi e del campo analitico si dispiegano tematiche quali verità e finzione, conferme e valore euristico della ricostruzione, storia e destino.
Itinerari che Chianese chiama “interrotti”, nel senso della irresolutezza e del continuo interrogarsi della scienza, e che si sviluppano nelle pagine del libro, pur senza mai perdere ordine e rigore, in un fertile vagare dove, come lo stesso Autore avverte, “aperture, intuizioni, ritorni disegnano, in sequenze non lineari, spazi protesi a nuovi oggetti e nuovi significati”.
La sensazione personale è, nel prosieguo della lettura, quella di un coinvolgimento attivo in uno stretto dialogo psicoanalitico in cui l'Autore ed il lettore condividono ed anche scambiano, per quanto paradossale questo possa sembrare, riflessioni, considerazioni, esperienze. Come lo stesso Autore dice, citando Brook: “[…] parlare ha un senso soltanto se sono sostenuto dal vostro ascolto”.
Il libro é composto da due sezioni principali, come dal titolo: Costruzioni e Campo analitico. I due argomenti, contestualizzati da una ricognizione bibliografica particolarmente attenta al “paesaggio italiano”, in cui negli ultimi quindici anni hanno trovato ampia