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Anche questo volume della rivista si rivela pieno di articoli e dibattiti stimolanti. Segnalo vari filoni. Il primo riguarda l'infant research. Il lavoro di B. Beebe, F. Lachmann e J. Jaffe (“Mother-Infant Interaction Structures and Presymbolic Self and Object Representations”) esamina i modelli di interazione madre-bambino e il loro ruolo nello sviluppo del Sé presimbolico e delle rappresentazioni oggettuali. Particolare attenzione è posta alla rappresentazione dell'interazione tra il Sé e l'oggetto.
Gli Autori si basano sulla teoria dei sistemi diadici per dimostrare che speciali modalità di autoregolazione e di regolazione interattiva servono a formare le prime strutture dell'interazione, che a loro volta contribuiscono a edificare le basi delle prime rappresentazioni del Sé e dell'oggetto. Ciò che viene rappresentato a livello presimbolico è proprio il processo dinamico interattivo, la modalità con cui ciascun partner influenza l'altro, momento per momento. La tesi che le primitive strutture d'interazione organizzino l'esperienza si basa su un modello trasformativo, in cui ci sono continue ristrutturazioni e in cui lo sviluppo è in uno stato costante di riorganizzazione attiva. Gli Autori, inoltre, passano in rassegna la ricerca più recente sulla percezione e sulla memoria infantili, i cui risultati hanno radicalmente modificato i concetti di rappresentazione. Le strutture interattive da loro descritte dipendono dall'importanza dell'arousal, dell'affetto, dello spazio e del tempo nell'organizzazione precoce delle esperienze.
I parametri valutati sono i seguenti: 1) trasformazione dello stato: l'aspettativa che lo stato di arousal possa essere trasformato col contributo del partner; 2) rispecchiamento facciale: l'aspettativa di una corrispondenza armoniosa dello scambio affettivo; 3) frattura e riparazione: l'aspettativa di una rapida e rassicurante riparazione interattiva conseguente a disparità facciali-visive; 4) l'aspettativa di una cattiva regolazione e di un