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Il 3 marzo ci ha lasciato Raul Melandri che è stato uno dei fondatori del Centro Psicoanalitico di Bologna ed era docente della Sezione Veneto-Emiliana della nostra Società.
Erano sue doti costanti la passione, la modestia, la chiarezza, l'autentica umana vicinanza a tutti i suoi pazienti, sia quelli istituzionali che quelli privati. Ci mancherà molto la sua garbata ironia, la sua cauta simpatia, il suo piglio fremente, la sua assoluta discrezione. Di queste virtù, che rendevano la sua persona particolarmente vera ed amabile, avrebbero potuto profittare ancora molti allievi e pazienti, oltre a noi suoi amici carissimi.
Ci ha unito una lunga amicizia fin dal tempo dell'Università quando scoprimmo d'esser vissuti sotto lo stesso cielo, quello degli insensati bombardamenti a tappeto della Rimini del '44, dove le nostre famiglie erano “sfollate” nella vana ricerca di uno spazio immune da conflitti. Lui “riformista”, io rivoluzionario a parole, ci impegnavamo in interminabili discussioni notturne lungo i portici. Poi ci scambiammo le trincee e allora era lui che mi riproponeva Gramsci ed io di rimando gli opponevo Silone: non riuscivamo a trovare un accordo, ma queste ed altre diversità sembravano cementare anziché incrinare il nostro legame. Ci siamo poi ritrovati a far l'analisi sullo stesso lettino, quello accogliente di Molinari, e in via Corridoni per la formazione. Cammin facendo le nostre opinioni, in fatto di teoria e soprattutto di tecnica, sono state sempre più simili e vicine. Anche se negli ultimi anni ci s'incontrava di rado, sapevamo entrambi cosa preferiva leggere l'altro, cosa l'altro pensava e faceva per curare i pazienti con la psicoanalisi, quanto il suo operare s'ispirasse agli irrinunciabili princìpi del “non nocere”, del rispettare assolutamente, dell'aver tatto, empatia e partecipazione controtransferale di ruolo e di cuore, del mettere “in campo”, oltre al proprio sapere ed al buon senso, tutta la salute mentale che si spera di avere, almeno all'ini