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Un insufficiente riconoscimento della soggettività onirica era stato rimproverato alla psicoanalisi da Foucault nella sua acuta analisi critica della Traumdeutung, “sforzo dell'uomo per rientrare in possesso di sé stesso nel proprio significato” (Foucault, 1954, 21), in cui obiettava a Freud di non aver saputo riconoscere il sogno come forma assolutamente specifica di esperienza, non riducibile ad un'analisi psicologica o ad un'ermeneutica dei simboli.
Il sogno, sostiene Foucault, non è una rapsodia di immagini, ma un'esperienza dell'immaginario, cioè una forma specifica di conoscenza. Non avendo riconosciuto questo, la psicoanalisi, anziché mettere in piena luce la soggettività onirica, presupporrebbe “una oggettivazione radicale del soggetto che sogna, il quale verrebbe a giocare il suo ruolo in mezzo ad altri personaggi su uno sfondo in cui assumerebbe un significato simbolico. Il soggetto del sogno, nel senso di Freud, è sempre una soggettività inferiore, delegata, per così dire, proiettata e rimasta punto intermedio […] sospesa da qualche parte tra il sogno e ciò di cui sogna” (Foucault, 1954, 57). Nell'appassionata difesa del sogno sostenuta da Foucault contro il suo appiattimento sulla dimensione ermeneutica che sarebbe stato operato dalla teoria freudiana, il sogno “non può avere per soggetto